Le cryptovalute, dovrebbero diventare vere valute?

Il 13 febbraio di quest’anno, la Banca Centrale Europea (BCE), ha pubblicato una brevissima nota dove spiega puntualmente perché le cryptovalute non sono vere e proprie valute reali.
Il Bitcoin – ci dice la BCE – è stato etichettato come moneta virtuale, un token digitale che può essere scambiato elettronicamente. Non esiste in forma fisica. I Bitcoin vengono creati e mantenuti traccia da una rete di computer che utilizza complesse formule matematiche, piuttosto che da un’unica autorità o organizzazione.

Wikipedia ci da una definizione simile: Una criptovaluta (o crittovaluta o criptomoneta) è una valuta paritaria, decentralizzata e digitale la cui implementazione si basa sui principi della crittografia per convalidare le transazioni e la generazione di moneta in sé.

Ma perché la BCE non ritiene che il Bitcoin (come le altre valute simili) non possano essere considerate valute reali? Le motivazioni sono 4:

non è bancabile, non è generalmente accettato come metodo di pagamento, chi la usa non è protetto ed è una valuta troppo volatile.

Cosa dovrebbe fare il sistema bancario di fronte a queste valute digitali? Cosa dovrebbe fare il Parlamento Europeo e Italiano?

Da liberale direi il meno possibile. Tutelare gli utenti vuol dire dargli un riconoscimento fiscale certo. Occorre trovare una regolamentazione che possa prevedere l’esistenza di altre tipologie di valute, come in questo caso le crypto che, come accadde a suo tempo le monete elettroniche, potrebbero dare un contributo significativo al mercato di beni e servizi, sia a livello europeo che internazionale.

Ivan Catalano

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